Domenica 12 luglio 2026 si è svolta con grande partecipazione la giornata di visita guidata organizzata dalla Société Valdôtaine de Préhistoire et d’Archéologie (SVAPA), con il contributo del Comune di Nus. Una quarantina di partecipanti ha preso parte a un affascinante itinerario alla scoperta del patrimonio storico, archeologico e culturale di Nus e della valle di Saint-Barthélemy, accompagnati dagli esperti della SVAPA, dall’archeologa Natascia Druscovic e dallo storico Ezio Emerico Gerbore.
La mattinata è stata dedicata alla visita del borgo di Nus, che conserva ancora oggi numerose testimonianze del suo passato. Passeggiando tra le vie del centro storico, i partecipanti hanno ripercorso la storia dei tre castelli che in epoca medievale ne garantivano il controllo, soffermandosi sugli angoli più caratteristici del paese, sulle eleganti abitazioni cinquecentesche impreziosite da antiche bifore a chiglia rovesciata, sulle meridiane e sui numerosi dettagli architettonici che raccontano secoli di vita quotidiana.
Grande interesse ha suscitato anche l’approfondimento dedicato alla toponomastica storica, che ha permesso di comprendere come i nomi delle vie conservino ancora oggi la memoria delle attività, delle famiglie e delle funzioni che caratterizzavano il borgo. Grazie alle spiegazioni del professor Gerbore è stato inoltre possibile ricostruire il ruolo strategico di Nus lungo la Via delle Gallie, successivamente divenuta Via Francigena, dove sorgeva un ospizio destinato ad accogliere pellegrini e viandanti. La passeggiata si è conclusa seguendo il tracciato delle antiche mura romane, preziosa testimonianza della lunga continuità insediativa del centro.
Al termine della visita il gruppo si è trasferito a Saint-Barthélemy, dove la Locanda La Barma ha accolto i partecipanti con un ricco pranzo a base di specialità della tradizione valdostana per solleticare il noto “appetito preistorico”. Un piacevole momento di convivialità e condivisione, nel più autentico spirito della SVAPA.
Nel pomeriggio il programma è proseguito con una breve passeggiata di una decina di minuti, resa ancora più piacevole dallo splendido panorama sulla valle, per raggiungere il castelliere di Lignan. Qui al gruppo iniziale si sono aggiunti numerosi altri partecipanti interessati alla visita di uno dei siti più affascinanti e ancora in parte misteriosi della protostoria valdostana.
Come illustrato dall’archeologa Natascia Druscovic, il complesso, individuato nel 1969 da Rinaldo Mollo e Francesco Mezzena, non è mai stato oggetto di scavi archeologici sistematici e conserva quindi intatto un enorme potenziale scientifico.
Situato su uno sperone roccioso completamente isolato, a 1.546 metri di quota e a strapiombo sul vallone di Saint-Barthélemy, il castelliere rappresenta un tipico esempio di abitato naturalmente fortificato dell’età preromana. La sua costruzione si inserisce nel fenomeno che, tra la tarda Età del Bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro (circa 1200-900 a.C.), portò molte comunità alpine ad abbandonare gli insediamenti di fondovalle per occupare posizioni sopraelevate, probabilmente in risposta a nuove esigenze difensive.
L’osservazione delle murature ancora affioranti permette già oggi di cogliere l’eccezionale interesse del sito. L’intera sommità dello sperone, un’area ellittica di circa 62 × 36 metri, risulta infatti occupata da edifici costruiti in muratura a secco. Un muro perimetrale continuo segue il ciglio dello strapiombo e sembra avere avuto soprattutto una funzione di protezione dal precipizio piuttosto che di difesa militare.
L’abitato appare organizzato con notevole razionalità. Sui lati orientale e occidentale si susseguono abitazioni di forma quadrangolare o trapezoidale, costruite una accanto all’altra, mentre nella parte settentrionale spicca un edificio isolato di maggiori dimensioni (7 × 10 metri), probabilmente destinato a funzioni comunitarie, civili o religiose. Sul versante meridionale si distinguono invece tre abitazioni affacciate verso il fondovalle e ricavate anche sfruttando la roccia naturale, mentre l’unico accesso all’insediamento doveva trovarsi sul lato nord-occidentale.
Particolarmente suggestivo è l’orientamento della porta dell’edificio principale verso la Cima Longhede, nel punto in cui il sole sorge il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate. All’estremità del promontorio, tre piccoli ambienti dominano il vallone sottostante e permettevano di controllare efficacemente l’accesso alla valle.
Le future indagini archeologiche potranno chiarire l’organizzazione dell’intero villaggio, la distribuzione interna delle abitazioni e restituire i reperti necessari per ricostruire la cronologia dell’insediamento, la durata della sua occupazione e gli aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti.
Anche in assenza di scavi sistematici, il castelliere di Lignan rappresenta già oggi uno degli esempi più interessanti della protostoria alpina. La sua pianta ellittica, organizzata secondo uno schema radiale perfettamente adattato alla morfologia dello sperone roccioso, testimonia l’eccezionale capacità delle comunità protostoriche di progettare i propri insediamenti sfruttando al meglio le caratteristiche naturali del territorio.
Durante la visita sono state inoltre illustrate le ipotesi che collegano il sito allo sfruttamento delle risorse minerarie della zona. Nei dintorni sono infatti presenti antiche miniere utilizzate fino all’epoca moderna, oggi non accessibili per motivi di sicurezza, ma che il Comune di Nus intende valorizzare in futuro attraverso un progetto di recupero e apertura al pubblico.
La giornata si è conclusa con la visita alla chiesa parrocchiale di Saint-Barthélemy, dove i partecipanti hanno potuto ammirare il recente restauro dello storico organo, preziosa testimonianza del patrimonio artistico e religioso della comunità. Ha destato stupore il quadro raffigurante il santo patrono Bartolomeo. San Bartolomeo Apostolo è ricordato soprattutto per il martirio da lui subito, uno dei più brutali e terrificanti tra quelli patiti dai santi martiri e tramandati dall’agiografia. Egli infatti venne catturato dai sacerdoti pagani, mentre era in viaggio per portare la Parola di Cristo in terre lontane, e da loro venne scuoiato vivo. Questa forma di martirio particolarmente cruento ispirò grandi artisti del passato. Ma prima di giungere alla morte, Bartolomeo fu un seguace devoto ed appassionato di Gesù.
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di divulgazione e valorizzazione del territorio, confermando ancora una volta quanto la collaborazione tra enti locali, studiosi e associazioni culturali possa contribuire a far conoscere un patrimonio straordinariamente ricco di storia, archeologia e tradizioni. La numerosa partecipazione e il vivo interesse dimostrato dai presenti hanno sancito il successo della giornata, offrendo a tutti un autentico viaggio attraverso oltre tremila anni di storia della Valle d’Aosta.
Il nostro ringraziamento va al Comune di Nus, a Ezio Emerico Gerbore e a Natascia Druscovic e ai numerosi soci intervenuti.
Vi diamo appuntamento a sabato 22 agosto per l’escursione a Pontey per visitare le macine di Valmeriana, con gli amici della Société de la Flore Valdôtaine. Seguiranno comunicazioni dettagliate.












